Angela Cavelli

psicoanalista e scrittice...
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Quando le parole degli altri sostituiscono la propria esperienza, è meglio non ascoltare e rinchiudersi nel cesso.
di Angela Cavelli

Poesie

pensieri sfuggiti di nascosto,
che diventano...

Martedì 8 Luglio, 2003
La mia storia è a tappe: come il Giro.
Scriverò d'amore in poesia,
non posso più contar le divergenze.
Lottavo contro un fondo che saliva
e che faceva avvicinare le mie mani.
E le tue, solcate d'inquietudine,
aumentavano la stretta ed il potere.
Raccolsi ciò che amore di donava,
volevo lasciare e non lasciavo,
ti davo e non ti davo la mia stretta,
dovevo e non dovevo abbandonarmi.
Il camice dipinto dalle labbra
carezze infami ti coprivano di pianto
e la tua voce roca simulava
la pur sapiente decisione.
Saliva la mancanza di parole,
il mio attaccarmi ebete al tuo viso;
ipocrita non ero: combattevo.
E gli eroi venuti da lontano
insorti su cavalli poderosi
mordevano il freno con le mani,
lottavano contro i mostri sanguinari.
Solcavano le terre inesplorate,
lanciavano grida disumane,
correvano saettando tra le dune,
ma tu, lo so, non udisti niente.
(?)
Lo specchietto d'amore aveva riso;
risolvesti dolorante la questione:
gettasti uno sguardo inviperito,
ricordo, simulasti una tenzone.
Riprendemmo la strada verso Oriente,
non sto ad angustiarti più di tanto;
scorrevi gli occhi e giù
su quel pedale?
Urlava in silenzio il Saraceno
e tu scacciasti le streghe contro vento.
La mano quella stretta si godeva,
un poco, m'accorgevo, sgomentavi:
volevi che uscissimo di mente.
Inutile poi dirti, già lo sai,
tornato ad una donna conosciuta,
lasciasti a me, ad una muta,
di ricordare quanto avevo perso.
Rimani la pietra che ho perduta.
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